∼ LA STORIA ∼

UN PERCORSO MILLENARIO

Secondo un’antica tradizione, già prima della fondazione di Roma, Enea e suo figlio Ascanio avevano consacrato i vigneti del Lazio a Giove. Il culto di Saturno gli vedeva attribuito il merito di essere stato uno dei primi piantatori di viti (vitisator) e di conoscere i segreti delle potature. I Romani svilupparono velocemente la coltivazione della vite tanto che ai tempi della Prima Repubblica il vino prodotto localmente non copriva più le richieste, e nel 200 a.C., iniziarono le importazioni e gli impianti di altri vitigni fino a quando, nell’81 a.C., Domiziano proibì di impiantare nuovi vigneti, per paura che la loro sovrabbondanza causasse una riduzione di coltivazione del grano. Cicerone aveva una Villa a Tuscolo e Catone nel 200 d.C. scriveva “ […] della vite mi piace non soltanto la sua utilità, … ma anche la coltivazione e la natura stessa”. La condizione della viticoltura nel Lazio mantenne un alto livello di ricchezza fino al primo secolo dell’Impero.

TRA ALTI E BASSI, LE INNOVAZIONI DEL MEDIOEVO

Con la decadenza dell’Impero Romano le Ville patrizie dei Castelli vennero in parte abbandonate, e con esse la viticoltura subì una riduzione, che rimase concentrata soprattutto nei Monasteri nelle Abbazie, cosicché l’agro tuscolano arrivò intorno all’anno Mille con ancora una buona parte di terreni coltivati a vigneto e , verso il 1300, buona parte della viticoltura era sotto la protezione dei religiosi per la produzione di vino da messa e per preparazioni medicinali. Furono introdotte migliori tecniche enologiche e incrementata la produzione, anche perché, nel sedicesimo secolo, il vino proveniente dal territorio di Frascati, oltre ad un consumo locale, aveva trovato un forte mercato a Roma.

la storia
LA RAGIONE E L’ESPERIENZA NEL RINASCIMENTO

La nuova concezione filosofica del Rinascimento, che riportava l’uomo e la sua vita secolare al centro dell’attenzione, diede nuovo impulso alla ricerca e alla valorizzazione dei beni terreni. Desiderosi di beneficiare del clima salutare del Tuscolano, Papi, cortigiani ed esponenti delle ricche famiglie romane ricostruirono Ville e Palazzi abbandonati, e, con loro, anche le attività nei campi ripresero nuova vita. Le Vie che collegavano Frascati e Grottaferrata a Roma furono ripristinate e se ne costruirono di nuove. Il vino Frascati divenne protagonista della storia della Roma papalina e ne influenzò usi, costumi, economia. Le oltre mille Osterie del territorio, che affascinavano gli osti romani, i nobili e i visitatori di passaggio, erano quasi tutte proprietà dei produttori di vino, e, intorno ad esse, nacquero riti e costumi che sono arrivati fino al secolo scorso.

LA NUOVA SOCIETA’ DELL’800

Il XIX secolo vide una trasformazione del tessuto sociale del territorio di Frascati, che, impegnato nella coltivazione della vite, dove ormai la produzione di vino era diventata l’economia trainante, richiedeva una maggiore mano d’opera nei campi. Nacquero società per la commercializzazione di quel vino laziale che, commentato da tutti i cultori della vitivinicoltura, eccelleva in bontà, robustezza e gradazione alcolica, gradevolezza e dolcezza: Giuseppe Marrocco (1835) parlando degli abitanti di Monte Porzio Catone diceva che “la maggiore utilità l’hanno sul commercio del vino”; che a Grottaferrata “i vini sono eccellenti”; e del territorio di Frascati sentenziava “il terreno è feracissimo …produce eccellenti vini”.